Villa Monastero
Anche i luoghi e i palazzi possono avere una storia strana come quella degli uomini,e conoscere trasformazioni inattese e contrastanti: ville che diventano fortezze e fortezze che diventano ville; conventi che si aprono alla villeggiatura patrizia e fastose dimore che vengono adattate ad ospizi religiosi. Quella che ora è nota come sede di incontri scientifici di altissimo livello,fu dapprima monastero;il primitivo edificio apparteneva fin dal 1208 all’ordine cistercense che l’aveva destinato a luogo di preghiera dedicandolo a Santa Maria Maddalena. Era tradizione dei cistercensi quella di insediarsi in siti particolarmente piacevoli e vicini all’acqua ed era quindi naturale che essi arrivassero anche sul Lago di Como,in una zona di grande magnificenza paesaggistica e lacustre. La loro regola era rigida e poco veniva concesso alla dolcezza del vivere oltre lo splendore del paesaggio. Le monache vissero per secoli in pia obbedienza,forse ancora atterrite dalle vicende belliche che le avevano sloggiate dall’Isola Comacina e indirizzate su questa sponda orientale del Lario. Ma i tempi cambiano per tutti,anche per le monache,e molte di quelle che avrebbero dovuto concentrarsi nella contemplazione di Dio,pensarono che anche la loro Santa protettrice aveva avuto una gioventù non proprio rigorosa,e furono così tratte nella tentazione di imitarne i trascorsi più umanamente deboli. Intorno alla seconda metà del 1500 la loro fama si era fatta fin troppo estesa:la gente di Varenna cominciò a mormorare e le chiacchiere si sparsero fino a Milano. Invece che di un luogo dedito alla preghiera si parlava di un alloggiamento di innamorate,definizione che non venne apprezzata dal Santo arcivescovo di Milano,il cardinale Carlo Borromeo, che cominciò a digiunare a pane e acqua e a colpire senza misericordia preti, frati, monache e gli ordini religiosi noncuranti del proprio compito. L’arcivescovo chiese che il monastero fosse chiuso,e Papa Pio V si affrettò ad emettere l’ordine di scioglimento del convento. L’edificio si rese così disponibile tanto che un nobile della Valsassina, Paolo Mornico, lo acquistò nel 1569. Suo figlio Lelio profuse ogni sforzo per rendere la palazzina ancor più splendente e fece giardino dove prima c’era il lago. La villa ebbe per molti anni il nome di Leliana.A metà del 1800 fu acquistata dai Genazzini che ebbero il solo merito di conservarla,poi pervenne nelle mani di una cognata di Massimo D’Azeglio,una signora di origini tedesche che vi passò molti anni. Al pari di Villa Carlotta anche questa fu sequestrata dal governo italiano nel 1915,in seguito all’entrata in guerra con la Germania. Nel 1936 fu ceduta a Marco De Marchi che la legò allo Stato italiano perché fosse sede dell’Istituto italiano di Idrobiologia e Limnologia. L’istituto la mise a disposizione della Provincia di Como come sede dell’Ente Villa Monastero,che da diversi anni vi organizza incontri internazionali a livello scientifico e letterario. Il più famoso ospite partecipe ai corsi di fisica fu Enrico Fermi. La costruzione è alquanto composita,ma il vario stile degli interni non manca di fascino. In una delle stanze padronali vi si trovò a dormire Diego Valeri, ospite del convegno riguardante degli studi pariniani, e il poeta affermò che mai gli era capitato di passare la notte in una camera tanto lussuosa Senza badare troppo all’edificio ricconi statue,tempietti e pozzi il visitatore rimane a lungo catturato dal parco e dal paesaggio. Il Lario offre,da qualunque parte lo si guardi,vedute mozzafiato,ma da Varenna si può provare l’emozione della veduta della confluenza dei tre rami. Nel parco invece fioriscono rose ed azalee,palme,eucalipti,mandarini e pompelmi,la secolare magnolia e l’albero della canfora. Le monache potevano ben invocare un simile clima come attenuante al loro tradimento verso la fede religiosa,ma c’è da credere che neppure l’atmosfera del calcolo delle formule fisiche riesca ad evitare di impregnarsi,anche solo per un attimo,in questa magnifica e profumata aria.