Lecco
Su "quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno", descritto dal Manzoni all'inizio dei Promessi Sposi, sorge Lecco, la città che, insieme a Como e in storica rivalità con questa, è il centro più importante del lago, capoluogo di una provincia che si estende lungo le valli delle Prealpi lombarde. Situata nel punto in cui l'Adda esce dal lago, è circondata da alcune delle cime più rappresentative di queste montagne: da un lato l'aspro profilo delle Grigne e del Resegone, dall'altro quello più morbido dei Corni di Canzo e del Monte Barro. Città di antiche origini, già abitata da Goti e Longobardi, nacque ufficialmente con questo nome nell'845 come contado sotto il dominio franco. Risale a quel periodo la prima cinta di mura che racchiudeva il nucleo intorno al castello. Importante per la sua posizione strategica, già intorno al 1100 Lecco era anche un attivo centro commerciale. Prima signoria dell'Arcivescovado di Milano, poi contesa tra i Della Torre e i Visconti, che nel 1296 ne fecero radere al suolo il Borgo, nel 1335 fu definitivamente sottomessa al ducato milanese. Azzone Visconti ne rinforzò il sistema difensivo facendo completare la cinta muraria in modo che formasse un triangolo con la punta rivolta a nord e la base sulla riva del lago e fece costruire il ponte fortificato sull'Adda (1336-38) che oggi ancora in uso è il simbolo della città. Difeso a ciascuna estremità da una torre munita di ponte levatoio, il ponte in origine possedeva otto arcate, alle quali in seguito ne furono tuttavia aggiunte altre tre per favorire il deflusso delle acque. Più volte rimaneggiato, il Ponte Vecchio è la memoria storica della città, contesa per tutto il medioevo da capitani di ventura che cercarono di sottrarne il dominio ai Visconti e poi agli Sforza, e successivamente teatro della guerra tra francesi e austriaci che qui si scontrarono nel 1779. Come nel resto del territorio lariano. gli anni del dominio spagnolo furono segnati da ristagno economico, invasioni, guerre, carestie e pestilenze. Fu sotto gli austriaci che Lecco risorse con una serie di riforme politico-amministrative e una ristrutturazione urbana cui deve il volto ottocentesco che la caratterizza ancora oggi e di cui l'architetto Giuseppe Bovara fu uno dei maggiori artefici. Il nucleo più antico della città è racchiuso tra piazza Cermenati, affacciata sul lago, piazza XX Settembre e un intrico di vicoli che si irradia tutt'intorno e ricorda ancora nei nomi le antiche corporazioni artigiane. Era questo il Borgo medievale, dove si concentravano gli scambi commerciali e dove, fino a poco tempo fa, si teneva ancora il mercato. Sull'ampia piazza Cermenati, intitolata all'illustre geologo lecchese, prospettano la quattrocentesca Casa Pre-positurale, cui un restauro degli anni 1970-71 ha restituito i cortili interni a porticati e logge, e il palazzo delle Paure, l'antico casello doganale presso il quale si pagavano i tributi. Alle spalle della piazza, in posizione soprelevata si erge la basilica di S. Nicolo, patrono dei naviganti, rifatta in stile neoclassico dal Bovara. Costruita sul sito di una preesistente chiesa romanica che risaliva probabilmente al XIII secolo, la chiesa fu più volte rimaneggiata prima di questo intervento, mentre il campanile neogotico a pianta esagonale fu aggiunto nel 1882. La facciata meridionale conserva tracce della chiesa romanica originaria e nell'interno, nella cappella del Battistero, sono emersi alcuni pregevoli affreschi del XIV secolo. Da piazza XX Settembre, fiancheggiata da portici, si intravede la Torre viscontea del castello, abbattuto dagli austriaci nel 1782 insieme alle mura. Restaurata nel I816 dal Bovara, la torre fu poi trasformata in carcere, mentre oggi ospita il Museo Civico del Risorgimento e della Resistenza. Sulla piazza si affaccia un'altra opera di Bovara, palazzo Bertarelli, dall'elegante porticato (1833-34). La parte più tipicamente ottocentesca di Lecco è quella che si concentra tra piazza Mazzini, piazza Manzoni e piazza Garibaldi e che include via Cavour, dalle belle facciate neoclassiche, a qui si raggiunge piazza Diaz, dove sono la Stazione Centrale e il Municipio, ospitato in un palazzo progettato originariamente dal Bovara come ospedale (1836) e poi riadattato intorno al 1920. La piazza Garibaldi, su cui prospetta l'ottocentesco Teatro Sociale del Bovara, è cinta da edifìci costruiti nella prima metà del XX secolo: il Palazzo di Giustizia (1938-41) e quello della Banca Popolare di Lecco ( 1941 ). La via Roma collega piazza Garibaldi alla piazza intitolata ad Alessandro Manzoni, ornata al centro dal monumento dello scrittore (1891), opera dello scultore Francesco Gonfalonieri. Il santuario di Nostra Signora della Vittoria, dedicato ai caduti della prima guerra mondiale, custodisce nell'interno numerose opere d'arte recuperate dal distrutto convento di S. Giacomo, tra cui una Crocifissione di Fra' Gerolamo Codega del tardo XVI secolo. Nella frazione Castello, uno degli insediamenti più antichi, si erge il settecentesco palazzo Belgioioso. La sua struttura a U si apre verso il giardino, con il corpo centrale alleggerito da una fila di portici e loggiati. Nelle sale del palazzo hanno sede il Museo di Storia Naturale, con una sala dedicata al geologo lecchese Antonio Stoppani, e il Museo Archeologico, con una raccolta di reperti rinvenuti nella provincia che vanno dalla preistoria all'alto medioevo e una sezione dedicata alla metallurgia. Tra Caleotto e Pescarenico si concentrano le tappe più rappresentative di un itinerario manzoniano.A Caleotto è situata la villa che apparteneva alla famiglia Manzoni fin dal 1615. Ricostruito intorno al 1770, l'edifìcio si sviluppa su due piani intorno a un cortile porticato: al pianterreno, che conserva gli arredamenti del 1818, anno in cui lo scrittore vendette la villa, è allestito il museo dedicato a Manzoni e ai luoghi descritti nei Promessi Sposi, mentre il primo piano accoglie la Pinacoteca comunale. Non lontano dal Ponte Vecchio, Pescarenico conserva la sua fisionomia di borgo di pescatori nelle case con cortili e balconi di legno che si affacciano sulle strette stradine. La parrocchiale dei Ss. Lucia e Materno (1576) era la chiesa del convento dei Cappuccini di Fra' Cristoforo, di cui rimangono solo un cortile e alcune celle. Al suo interno si possono ammirare un altare ligneo del XVI secolo, una pala d'altare dipinta da Giovan Battista Crespi (1600) e alcune sculture in cera policroma di scuola napoletana realizzate verso la fine del XVII secolo.