Villa D'Este
II primo nucleo risale alla seconda metà del Cinquecento, quando l'architetto Pellegrino Tibaldi progettò una struttura costituita da due corpi distinti uniti da un portico per il cardinale Tolomeo Gallio. Nel tempo il progetto originario si trasformò al punto da pervenire, nel XVIII secolo, ad una costruzione di tre piani con corpo centrale e due ali laterali. Le vicissitudini della villa rispecchiano quelle dei suoi romanzeschi abitatori. Dopo duecento anni la proprietà passò al marchese Calderara, la cui moglie intrecciò una relazione con il generale napoleonico Domenico Pino; questi sconfisse in 1 duello il marchese e diventò proprietario della villa dopo aver sposato la vedova. Alla caduta di Napoleone, la villa passò a Carolina di Brunswik principessa di Galles, che cambiò il nome originario di villa del Garrovo nell'attuale e ne fece un centro di grande mondanità. A lei si deve anche la costruzione della strada che porta a Como. Dopo il rientro della principessa in Inghilterra, la villa rimase in abbandono fino a quando non trovò un nuovo proprietario nel barone Ciani e nel 1873 subì altri rifacimenti per essere trasformata in albergo. Nel corso degli anni, tuttavia, è rimasta intatta la sala Napoleone, così chiamata per l'iniziale dell'imperatore intessuta nella tappezzeria, mentre il giardino all'italiana, con la bella fontana delle ninfe e il viale di cipressi, è ancora molto simile all'originale. Restano anche decorazioni dell'epoca, oltre a dipinti e sculture come le statue di Adamo ed Eva del Della Porta o Amore e Venere scolpiti nella bottega del Canova.