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Bellagio Alla loro confluenza, i due rami del Lario delimitano un triangolo che ha la base nel tratto compreso fra i laghetti di Alserio, Pusiano e Annone e il vertice nel promontorio che culmina nel monte San Primo. Proprio sulla punta di questa lingua di terra è situato Bellagio, la "perla del Lario" che fin dai tempi antichi fu scelta come residenza da scrittori, artisti e poeti affascinati dal panorama spettacolare e dal suo clima. Un clima così mite che nella zona consentiva persino la coltivazione dell'ulivo, come ricorda il nome di Olivete Lario, sulla più scoscesa sponda lecchese, dove ancora oggi si produce un olio pregiato. Abitato fin dalla preistoria, nel medioevo Bellagio fu un borgo fortificato da una cinta di mura e da un castello di cui oggi rimane solo il campanile della basilica di S. Giacomo, che era in origine la torre settentrionale. Risalenti entrambi al XII secolo, i due edifìci furono poi rimaneggiati nel XVII secolo. Nell'interno della chiesa sono conservate alcune sculture romaniche e una Deposizione attribuita al Perugino. Il borgo antico si sviluppa ai lati della via Garibaldi, in un dedalo di pittoresche stradine che scendono dal pendio fino al lago. La strada che costeggia il parco di villa Serbelloni conduce alla punta Spartivento, con il suo piccolo porto da cui si gode una bella vista che spazia sui due rami del lago. Sul lungolago prospettano le eleganti facciate ottocentesche dei grandi alberghi rinomati in tutto il mondo: il Grand Hotel Villa Serbelloni, ai piedi della villa in cima al promontorio, il Du Lac, il Florence, l'Excelsior. L'estremità del promontorio rientra nell'ex proprietà Serbelloni, con il vasto parco cinto da una muraglia in cui si alternano aree coltivate a giardini e altre mantenute a bosco. La costruzione da cui fu ricavata la villa principale era una casa rustica edificata nel XV secolo sulle rovine di un castello medievale, nello stesso luogo in cui sorgeva probabilmente la villa di Plinio il Giovane chiamata Tragoedia. Acquistata nel 1485 dal marchesino Stanca e trasformata in villa, fu poi degli Sfrondati, che la ristrutturarono nel 1533, mentre nel 1788 passò in eredità alla ricca famiglia Serbelloni. A quest'epoca risalgono il grande parco terrazzato e gran parte degli arredi e delle opere d'arte conservate. Abbandonata durante il Risorgimento, la villa fu poi trasformata in albergo e infine venne acquistata dalla Fondazione Rockfeller, che la utilizza come prestigiosa sede di seminar! e convegni. Altrettanto famosa è villa Melzi, costruita nel 1808-10 dall'architetto Giocondo Albertolli per il vicepresidente della Repubblica Cisalpina Francesco Melzi d'Eril. L'elegante fronte neoclassica si affaccia sul lago, circondata da un giardino all'inglese ricco di statue e vasche d'acqua. Di proprietà privata degli eredi, la villa non è aperta al pubblico, ma è comunque possibile visitare il padiglione adibito a museo, il giardino e la cappella. Nel dintorni di Bellagio sono situate altre ville neoclassiche: villa Giulia, costruita alla fine del XVIII secolo dal conte Pietro Venini; villa Trotti (1615), appartenuta alla famiglia Loppio e ricostruita dal marchese Ludovico Trotti nel XIX secolo; villa Trivulzio, della metà del XVIII secolo, già proprietà dei Poldi Pezzoli, che la ampliarono nei primi anni del secolo successivo, dei Trivulzio e quindi dei Gerii, ai quali si deve il restauro della chiesetta romanica di S. Maria situata nel parco. Nella frazione San Giovanni merita una sosta la settecentesca chiesa omonima, nel cui interno si può ammirare una pala d'altare di Gaudenzio Ferrari raffigurante la Resurrezione. Da Bellagio partono numerosi traghetti e battelli che raggiungono altre località sia sulla riva sinistra sia sulla riva destra del Lario. Meta di escursioni a piedi e in bicicletta è il Piano del Tivano, attraversato dalla via Valassina che congiunge Bellagio con Erba. Sul passo del Ghisallo (754 m) si erge un santuario, riedificato nel 1948 su vestigia trecentesche, intitolato alla Madonna del Ghisallo, la patrona dei ciclisti. Pur non rivestendo interesse dal punto di vista alpinistico, il Monte S. Primo, la vetta più alta del promontorio (1685 m), è ideale per tranquille passeggiate e offre un magnifico panorama.
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